Dichiarazioni infelici: «una spada!»

Tra le dichiarazioni più infelici del Millennio, c'è quella di Fabio Rampelli (in quota Fratelli d'Italia) a margine del ballottaggio di Ostia. L'uomo dice, in sostanza, che il Movimento 5 Stelle è andato bene: «una spada!», ironizzando sul cognome del clan noto ai più a seguito dei recenti fatti di cronaca, insinuando che il M5S avesse beneficiato dei voti del clan nella giornata di ieri. Vorrei scrivere qualcosa in più a riguardo, considerazioni che ora vagano nel mare del brainstorming, ma per il momento meglio tacere. Forse tra un po', su Pressenza

Che poi, Rampelli e i cugini di Francia, farebbero bene a tacere: Tor Bella Monaca parla da sé, la chiusura della campagna elettorale a via dell'Archeologia, anche. 

Le lacrime di coccodrillo dell'Italia

C'è chi si lamenta, anche molto, per l'uscita dell'Italia dai Mondiali. Dicono che avrebbero meritato, che la nazionale aveva dato tutto in questa partita, che avevano voglia di vincere. 
Una sola cosa è sufficiente a far luce, oggettivamente, su tutte e tre le giuste motivazioni che portano costoro. È vero: l'Italia ha dato tutto, ha giocato da sola nella metà campo svedese. Ma, c'è un ma

Il 'compagno idiota'
Chi non sta più al liceo si ricorderà le interrogazioni di latino e greco. Si ricorderà, sono sicuro, dei compagni costantemente impreparati nel corso dell'anno che tentavano disperatamente di dare il massimo all'ultima interrogazione in pieno giugno: mentre tutti preparavano i gavettoni, c'era lui, il tizio che prendeva sempre 3, che stava sui libri. 
Lui, che aveva fatto i gavettoni tutto l'anno, era costretto ad apprendere l'intero programma in manco 48 ore. Il discorso che faceva, più o meno, era:  «Vabbè, io a chimica faccio schifo, e vabbè me pijo er debito; matematica manco la tocco, e vabbè me pijo er debito; greco e latino insieme non le posso tené sinò me bocciano. A una de ste due devo pijà 6». 
Come se in una stagione di 3, il 6 a fine anno rappresenti il momento del riscatto, la fase finale a cui cui la prof, meravigliata, gli dice: «Bravo, grande, ottimo: pijate sti tre debiti e levate da davanti che non te posso vedè». Salvo poi che quella prof non venga mandata via: quel tizio ce l'avrà almeno per un altro anno (se sta al ginnasio), altrimenti altri due. 
Ovviamente il tizio, nella stragrande maggioranza dei casi, veniva bocciato.
Poteva anche succedere che venisse rimandato a settembre con chimica, matematica e greco ma poi a settembre non aveva scampo.

«O mùthos delòi»
L'Italia, dopo un anno di nulla, cerca di riscattarsi all'ultima partita. Non succede nulla (o meglio, succede tutto!), viene eliminata: piange e si dispera. Lacrime di coccodrillo e niente più. 
Pianti e disperazioni come quel compagno idiota del liceo che per tutto l'anno scolastico ti implorava perché doveva copiare le tue frasi e le tue versioni, dato che la sera prima non aveva fatto nulla. Pianti e disperazioni di uno che vuole riscattarsi e dare il tutto per tutto in una sola giornata, in una sola partita. Ma è evidentemente impossibile che accada.
È impossibile che il compagno di liceo riesca a memorizzare tutto il programma in poco tempo, così come è stato impossibile vincere contro la Svezia basando il proprio gioco con i cross spioventi dalle fasce. Roba che il più basso degli svedesi è alto 170 cm.


«Dai, prof, se me fa passà, non me vede più e nun dice che so na disgrazia, dai».

Qualcuno ha davvero chiesto a Pochesci cosa pensasse riguardo la Nazionale?

In rete è diventato virale un video del Pocheschi-Nazionale in cui, con fare da übermensch, si diletta in argomentazioni che vanno rubricate nella massima in voga nelle banlieu romane di chi mena pe primo mena du vorte. Dice: «nun semo più boni a menà», «semo diventati parolini», «ce menano e piagnemo»«ne'e primavere ci sSanno tutti sSra(g)nieri (*)» e affermazioni d'un'arditissima audacia quali: «na vorta eravamo boni a menà». Le argomentazioni sono tipiche di quelle di un fascista che vuole far leva sul sentimento nazionale per dare una patina di legittimità al suo discorso arrogante («si usciamo perdemo noi, perdete voi cciornalisSi, perde l'Italia»). Il sentimento "patriottico" è, in tal caso, spesso connesso alle vicende calcistiche degli undici in maglia azzurra che riaffiora a fasi alterne, anche se per la stampa nazionale, come il CorSera, è solo indice di uno che, allenando a TBM, ha «le spalle robuste». (!) Come dire: «dai, è ovvio che me freghi il portafoglio, sei di Scampia», frenologia portami via (come sempre, i Simpson sono un riferimento a riguardo). 

Indubbiamente baciato dalla sorte e da una fortunata serie di eventi, ha avuto un'improvvisa ascesa dalla Serie D alla Serie B grazie all'operazione Unicusano/Ternana.
Mi sfugge, tuttavia, un piccolo particolare: qualcuno ha chiesto davvero un'opinione a Pochesci riguardo la Nazionale? Si sentiva il bisogno del suo sfogo?
[La domanda è retorica, obviously. La risposta sarebbe un secco no].



(*) Pochesci sa bene, in ogni caso, il sistema di reclutamento di giocatori stranieri, la speculazione e tutto ciò che gira intorno a tale mercato, specie nelle giovanili di Roma e Lazio. Il caso Minala della Vigor Perconti accenderà una lampadina sopra la testa dei più. E, come disse Peppino in Totò, Peppino e la mala femmina, «ho detto tutto».


P.s. Il Pochesci, rischia il deferimento. 

Dissidenza

La foto me l'ha scattata un'attivista di borgata finocchio, dell'associazione Collina della Pace. Ha detto  che l'avrebbe chiamata Dissidenza, così per scherzo. Ma in realtà neanche più di tanto: portare una bandiera della pace a fianco ad un monumento dei caduti militari è certo dissidenza. 
Sono stato molto felice d'aver partecipato alla contromanifestazione del 4 novembre a Finocchio: i ragazzi erano attenti e chiedevano, interagivano, ponevano domande. Sperando non si guastino nel corso degli anni: le scuole medie sono un momento complicatissimo, di crescita impetuosa e di inconsapevolezza di se stessi e del mondo.

Poche righe, più avanti scriverò qualcosa in più sul contro 4 novembre.



C'è del freddo a Riofreddo

«Siete qui per la sagra? Mettete la macchina qui (cioè sulla Tiburtina Valeria): è un po' lontanuccio  (traduz. 1km a piedi) ma purtroppo è tutto pieno», disse tizio della Protezione civile. 
Camminata a parte, freddo escluso (d'altronde lo dice il nome del paese di 700 anime circa) è stata una gran bella giornata, a riparo dalla metropoli e dalla periferia.

Che poi la sagra della castagna, era solo un pretesto per la polenta e lo stiffetto di legno. Cesanese incluso. Senza contare tutto il resto (capra alla cottora, arrosticini etc).

E c'erano pure gli artisti di strada:



Non ci piacciono per niente le feste popolari ;)

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